Cantori titolari

 

L'UFFICIO DEL CANTORE DI CHIESA

Il Papa San Pio X ebbe a scrivere: “La musica sacra, come parte integrante della solenne liturgia, ne partecipa il fine generale, che è la gloria di Dio e la santificazione e edificazione dei fedeli” e proseguiva “…i cantori hanno in chiesa vero officio liturgico”. Per quanto riguarda i musicisti di Chiesa, prescrisse: “…non si ammettano a far parte della cappella di chiesa se non uomini di conosciuta pietà e probità di vita, i quali, col loro modesto e devoto contegno durante le funzioni liturgiche, si mostrino degni del santo officio che esercitano.”

(Motu Proprio Tra le Sollecitudini del sommo Pontefice Pio X sulla Musica Sacra, 22 novembre 1903, art. 1; ASS vol. 36, p. 332)

Nel 1958 la Sacra Congregazionedei Riti pubblicò un’Istruzione sulla musica sacra e la Santa Liturgia, firmata dal Card. Cicognani, dove si legge che “i laici…..allorquando siano deputati dalla competente autorità ecclesiastica al servizio dell’altare e all’esecuzione della musica sacra, svolgendo le loro funzioni in guisa conforme alle rubriche, esercitano un servizio ministeriale diretto ma delegato, a condizione peraltro, se si tratta del canto, che costituiscano un "coro" o una "schola cantorum”".

(S. Congregazione dei Riti, Istruzione "De musica sacra et sacra Liturgia", 1958)

Le celebrazioni liturgiche sono celebrazioni della Chiesa, cioè del popolo santo radunato e ordinato sotto la guida del Vescovo o del sacerdote. In esse hanno un posto particolare, per il sacro ordine ricevuto, il sacerdote e i suoi ministri; e, per l’ufficio che svolgono, […] i membri della schola cantorum.

(S. Congr. Riti, Istr.”Musicam sacram”, cit., n.13; AAS, LIX, 1967, p.304)

      "Anche i […] i membri della 'schola cantorum’ svolgono un vero ministero liturgico.  Essi perciò esercitino il proprio ufficio con quella sincera pietà e con quel buon ordine che conviene a un così grande ministero e che il popolo di Dio esige giustamente da essi. Bisogna dunque che tali persone siano educate con cura, ognuna secondo la propria condizione, allo spirito liturgico, e siano formate a svolgere la propria parte secondo le norme stabilite e con buon ordine”

 (Sacrosanctum Concilium n. 29).

 E’degno di particolare attenzione, per il servizio liturgico che svolge, il coro o cappella musicale o schola cantorum. A seguito delle norme conciliari riguardanti la riforma liturgica, il suo comportamento è divenuto di ancora maggiore rilievo e importanza: deve infatti curare l’esecuzione esatta delle parti sue proprie, secondo i vari generi di canto, e favorire la partecipazione attiva dei fedeli nel canto.

(Ibid., n.19, p.306)

 Il Concilio Vaticano II ribadisce:

"tutti gli artisti, poi, che guidati dal loro talento intendono glorificare Dio nella santa Chiesa, ricordino sempre che la loro attività è in certo modo una sacra imitazione di Dio creatore e che le loro opere sono destinate al culto cattolico, alla edificazione, alla pietà e alla formazione religiosa dei fedeli".

(Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium sulla Sacra Liturgia, 1963)

Ecco invece cosa prescrive l'Ordinamento generale del messale Romano, ossia i praenotanda posti in apertura del libro liturgico:

103. Tra i fedeli esercita un proprio ufficio liturgico la schola cantorum o coro, il cui compito è quello di eseguire a dovere le parti che le sono proprie, secondo i vari generi di canto, e promuovere la partecipazione attiva dei fedeli nel canto.