Regolamento della Cappella

(Estratto dal Regolamento)

 

R  E G O  L A M E N T O  I N T E R N O

 DELLA CAPPELLA CORALE DI SANT’APOLLINARE

DEI FRATI CAPPUCCINI DI MONTUZZA IN TRIESTE

 Altissimu, onnipotente bon Signore,

Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

(San Francesco d'Assisi)

 CAPO I

 FINALITA’ E FUNZIONAMENTO DELLA CAPPELLA CORALE

 Premessa.

 La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d'inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell'arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne, e, come già affermava San Pio X[1] "ne partecipa il fine generale che è la gloria di Dio e la santificazione ed edificazione dei fedeli. Essa concorre ad accrescere il decoro e lo splendore delle cerimonie ecclesiastiche [...] affinché i fedeli siano più facilmente eccitati alla devozione, e meglio si dispongano ad accogliere in sé i frutti della grazia che sono propri della celebrazione dei sacrosanti Misteri".

 La Chiesa continua e sviluppa questa tradizione: “intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore” (Ef. 5,19). “Chi canta prega due volte”. (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1156)

 Il canto sacro è stato lodato sia dalla sacra Scrittura, sia dai Padri, sia dai romani Pontefici. Costoro recentemente, a cominciare da S. Pio X, hanno sottolineato con insistenza il compito ministeriale della musica sacra nel culto divino.

 Il canto dà una forma più nobile all’azione liturgica. Infatti, "l’azione liturgica riveste una forma più nobile quando i divini uffici sono celebrati solennemente in canto" (Costituzione liturgica, n. 113, Conc. Vat. Il).

 Art. 1 – Finalità.

 La Cappella Corale, le cui origini risalgono alla fondazione della Chiesa di Sant’Apollinare di Montuzza, accompagna con il canto sacro le celebrazioni di culto nella stessa chiesa, arricchendo di solennità i riti liturgici. Con ciòla Cappellaconserva e promuove una tradizione musicale ch’è patrimonio di cultura e bene dell’intera comunità dei fedeli. 

 La Cappellacorale dei Frati Minori Cappuccini di Trieste adempie dalla fine dell’Ottocento alla propria funzione di rendere culto a Dio nella Chiesa con annesso convento, dedicata a Sant’Apollinare, sita nel cuore di Trieste e consacrata nell'anno 1870 dal Vescovo di Trieste e Capodistria Bartolomeo Legat. Alla sua direzione e all'organo si succedettero i compositori triestini Carlo Painich (1872-1937), direttore della Cappella Civica di San Giusto dal 1905 al 1936, Giorgio Ballig (1883-1950), maestro di cappella per decenni anche nella Chiesa di San Giacomo, il compositore Giovanni Heslop, ed, infine i compositori cappuccini veneti P. Mariano Miolli e P. Filippo Graziani. Fra i membri coristi nel corso dell’ultimo secolo per presenza, impegno e sostegno costante si è distinto il Terz’Ordine Francescano di Montuzza, ora Ordine Francescano Secolare.

 Scopo principale della Cappella Corale è prestare alla Chiesa di Sant’Apollinare il servizio del canto e della musica nelle celebrazioni liturgiche ivi officiate. Come necessario complemento di tale principale finalità rientra poi quella della formazione musicale e canora permanente dei cantori, oltreché della loro adeguata formazione spirituale e liturgica (vedo 115, Sacrosanctum Concilium). 

 Finalità secondaria della Cappella Corale, ma non meno importante è, inoltre, la promozione diretta e indiretta di ogni altra attività artistico - culturale avente riferimento alla musica sia liturgica che sacra.

 La Cappella organizza, promuove o patrocina su richiesta e previo assenso della Fraternità dei Frati Cappuccini, anche manifestazioni diverse, salva la compatibilità con le sue funzioni e la sua dignità in collaborazione conla Società Filarmonicadella Cappella Corale dei Frati Cappuccini di Montuzza, associazione che si prefigge di sostenere a Cappella in ogni suo bisogno, anche economico.

Tutti i componenti della Cappella Corale si distinguono sia per il sentire ecclesiale che per l’adeguata preparazione. All’atto stesso della loro ammissione, si assumono tutti gli obblighi e diritti che da tale ammissione derivano.



[1] Studio inviato dal Patriarca di Venezia, card. Sarto (ASV, Segreteria di Stato, anno 1902, rubrica 18, fasc. 2, pp. 84-127).